Un segnale dal Pacifico senza precedenti
L'Organizzazione Meteorologica Mondiale prevede che l'attuale El Nino si rafforzi fino a diventare l'evento più intenso da quando sono iniziate le osservazioni. Nel suo Global Seasonal Climate Update, l'agenzia prevede un'anomalia stagionale media della temperatura superficiale del mare di circa +3,8°C nella regione Nino 3.4 per novembre 2026 - gennaio 2027, con il riscaldamento che raggiunge il picco intorno a dicembre. Il record precedente era di +2,6°C nell'evento del 2015-16.
L'OMM stima la probabilità che El Nino persista fino a febbraio 2027 vicina al 100%. Il suo segretario generale, Celeste Saulo, ha dichiarato che l'evento è saldamente stabilito e si sta rafforzando rapidamente, e potrebbe classificarsi tra i più intensi almeno dal 1950.
Caldo, siccità e inondazioni nella stessa stagione
Le prospettive indicano temperature superiori alla media su quasi tutte le aree terrestri nei prossimi mesi, con schemi di precipitazioni che cambiano in una risposta classica a un forte El Nino del Pacifico. Questa combinazione aumenta il rischio di siccità in alcune regioni e il rischio di inondazioni in altre, spesso all'interno dello stesso Paese.
I ricercatori del Climate Impact Lab dell'Università di Chicago stimano che il caldo legato a questo El Nino potrebbe causare circa 451.000 morti aggiuntive nel mondo tra giugno 2026 e febbraio 2027, con la Nigeria che affronta il bilancio nazionale più elevato, pari a circa 31.400 tra settembre e febbraio. Queste proiezioni sono stime modellate, non conteggi di decessi osservati.
La tendenza di lungo periodo dietro il picco
Le previsioni arrivano settimane dopo che l'UNEP ha pubblicato il suo Emissions Gap Report 2026, intitolato The Point of Return. Il rapporto conclude che limitare il riscaldamento a 1,5°C senza alcun superamento non è più fattibile, a causa dei gas serra già presenti nell'atmosfera. Delinea ciò che tagli profondi potrebbero ancora ottenere: una riduzione del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, misurata rispetto a una base di riferimento del 2025, ovvero circa il 5,7% all'anno.
Lungo quel percorso di superamento minimo, il riscaldamento raggiunge il picco a circa 1,7°C-1,8°C intorno alla metà del secolo, con circa una probabilità su due di tornare a 1,5°C entro il 2100. Tornare a quel livello richiederebbe di rimuovere e stoccare permanentemente circa 320 gigatonnellate di anidride carbonica in questo secolo, una scala che l'UNEP descrive come incerta.
Il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres ha dichiarato che il superamento non è una resa, e che può ancora essere mantenuto il più piccolo e il più breve possibile. Il rapporto alimenterà i negoziati della COP31, dove i Paesi sono tenuti a rivedere i propri impegni nazionali.