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Gli scienziati identificano le cellule immunitarie del cervello come inaspettato colpevole della perdita di sonno nell'Alzheimer

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Cellule immunitarie legate all'alterazione del sonno

Gli scienziati hanno scoperto un meccanismo inaspettato alla base della perdita di sonno nell'Alzheimer: le cellule immunitarie del cervello, chiamate microglia. In uno studio pubblicato il 20 luglio, i ricercatori hanno scoperto che i microglia diventano iperattivi nell'Alzheimer e interrompono i cicli sonno-veglia del cervello. Prendendo di mira queste cellule immunitarie, il team è riuscito a ripristinare fino a due ore di sonno in modelli animali senza rimuovere le placche amiloidi tipicamente associate alla malattia.

La scoperta suggerisce che i problemi di sonno nell'Alzheimer potrebbero non essere una conseguenza diretta dell'accumulo di placche, ma piuttosto il risultato della neuroinfiammazione guidata dal sistema immunitario. Ciò apre una potenziale via terapeutica separata dagli approcci mirati all'amiloide che hanno dominato la ricerca sull'Alzheimer.

La proteina SORLA difende dai danni della tau

In un'altra scoperta pubblicata anch'essa questa settimana, i ricercatori hanno identificato una proteina chiamata SORLA che funge da difesa naturale contro i grovigli tossici di tau coinvolti nella malattia di Alzheimer. I grovigli di tau sono una delle due patologie caratteristiche dell'Alzheimer e SORLA sembra aiutare a proteggere i neuroni dai loro effetti dannosi. La scoperta potrebbe portare a nuove terapie che potenziano le difese naturali dell'organismo contro la malattia.

Test del sangue basato sull'AI per il rischio cardiaco precoce

In una notizia scientifica correlata sulla salute, i ricercatori hanno annunciato un nuovo test del sangue basato sull'AI in grado di fornire un avvertimento precoce di problemi cardiaci e circolatori. Il test analizza schemi nei biomarcatori del sangue che non sono rilevabili attraverso test convenzionali, consentendo potenzialmente un intervento anni prima della comparsa dei sintomi.

Source: ScienceDaily, Nature, Live Science